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Once upon a time

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...questa è la storia di un gatto rosso tondo chiamato Camillo, della sua casa e di due umani, Antonella e Matteo,  suoi compagni di vita e devoti servitori.

La Casa di Camillo si trovava in Liguria, ad un passo dalle Cinque Terre, dove, nelle primavere lunghe, assolate e profumate di mare, uscendo dagli ombrosi vicoli per andare incontro al sole, è possibile incontrare gatti variopinti che, distesi su muretti, scalini e scogli, guardano lontano con gli occhi socchiusi, sognando di percorrere le antiche rotte dei loro avi, verso le terre al di là del mare.

Antonella, sin dall'infanzia, aveva sempre avuto accanto almeno un gatto, condividendo con lui spazi, emozioni, pensieri, ritmi e stile di vita.

Matteo, al contrario, aveva sempre diffidato del nobile felino, giudicandolo selvatico, opportunista e incapace di comunicare con l'uomo.

Quando il destino dei due si è incrociato, Matteo ha  visto infrangere il suo sogno di formare una coppia. 

Quella che riteneva essere la sua anima gemella era dotata di un'appendice inscindibile: una palla di pelo rosso, di nome Camillo, che viveva in simbiosi con Antonella, seguendola passo passo per la casa, comunicandole ogni sua esigenza con interminabili discorsi, fatti di strani vocalizzi, variamente modulati, che soltanto lei sapeva tradurre.

L'avversità che Matteo nutriva nei confronti della palla di pelo era, tuttavia, ricambiata da Camillo con una costante opera di corteggiamento, fatta di infiniti gesti d'amore e di devozione e perseguita con caparbietà, sino alla vittoria. Innamorandosi di Camillo, Matteo scopriva l'universo dei gatti, diventandone, col tempo, un appassionato estimatore.

Camillo, d'altro canto, s'applicava con grande zelo nella creazione della sua famiglia. All'ora dei pasti, sedeva a tavola, al posto che si era scelto, equidistante da Matteo e Antonella, e sceglieva chi doveva di volta in volta imboccarlo, tirando il braccio del prescelto con la sua zampetta.

La sera, decideva lui l'ora e il modo per coricarsi, tutti tre, nel lettone. Era impossibile posticipare il momento o non farlo contemporaneamente: Camillo piangeva disperatamente sin che il suo desiderio non era soddisfatto. Era un vero tiranno, ma quanto era dolce quella schiavitù! La ricompensa era un'inesauribile manifestazione di felicità e di amore: prima la pasta, poi le testatine, ora all'una ora all'altro; poi ancora la pasta, con un ritmo frenetico … il tutto accompagnato con fusa rumorose, che Antonella chiamava “grufoli”; alla fine s'accomodava al suo posto, continuando a grufolare sin che s'addormentava.

Camillo partecipava con entusiasmo ad ogni attività della famiglia, compreso l'arredamento. Ispezionava con gioiosa curiosità ogni mobile o suppellettile che entrava in casa e poi lo collaudava: da quel momento, l'oggetto diventava suo ed era trattato con cura.

Quando venivano ospiti, era il primo ad accorrere alla porta per i convenevoli, da perfetto padrone di casa; poi s'accomodava e iniziava l'osservazione: se qualcuno si muoveva con troppa confidenza per la casa, veniva severamente redarguito da Camillo, che emetteva una serie di vocalizzi, con un'intonazione di rimprovero.

In ogni stanza, aveva il suo angolo preferito, ma nessuna stanza lo appagava quanto la terrazza dove, nella bella stagione, trascorreva giornate intere ad oziare sulla sua chaise-longue, o all'ombra dei gelsomini. Guardandolo, si percepiva appieno il significato del "godersi la vita".

In un tardo pomeriggio di novembre, quattro mesi prima del suo diciannovesimo compleanno, Camillo, dopo aver salutato la sua mamma, il suo papà e la sua casa, è andato a riposare sul ponte dell'arcobaleno.

La casa è diventata vuota e triste e non voleva addobbarsi a festa per festeggiare il Natale e così è arrivato Sunshine che, proprio come la luce del sole, ha rischiarato le stanze buie. Dopo qualche mese, è arrivata anche Rosheen, poi la piccola Diana, Carlotta, Pia … perché la casa di Camillo aveva timore di tornare vuota e triste e voleva accogliere tanti cuccioli gioiosi. I cuccioli sono cresciuti ed hanno dato alla luce altri cuccioli, alcuni dei quali sono rimasti. Nella casa di Camillo, vivono dieci gatti che amano gli stessi luoghi da lui amati. Hanno una stanza tutta per loro, con un enorme grattino e varie cuccette, ma disdegnano gli arredi per gatti ed amano quelli per umani: i divani, le poltrone e, soprattutto, il lettone, dove si dorme tutti, accovacciati vicini. Quanto non piove, poi, amano trascorrere il tempo sulla terrazza, dove corrono tra i gelsomini, sonnecchiano sulla chaise longue, o si dedicano all'osservazione di farfalle e uccellini...

 

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